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Storia

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Oblati Figli della Madonna del Divino Amore

Il Carisma e la Spiritualità degli Oblati li ha intuiti e dettati don Umberto Terenzi, prete romano, che all’età di trenta anni (1930), al settimo anno di sacerdozio, viene inviato al Divino Amore quando il Santuario della Madonna era in condizioni di estrema sporcizia, abbondono, profanazione.

Don Umberto visita il santuario con don Pirro  Scavizzi il 10 luglio 1930. In seguito ad un furto (trafugate le corone della Madonna e del Bambino) viene indetta una “Visita Canonica” al santuario e don Umberto viene nominato segretario del visitatore Mons. Migliorelli. Come esito della visita canonica, viene affidato verbalmente a don Umberto l’incarico di “Rettore” del Santuario il 30 dicembre 1930. Per il 4 gennaio 1931 organizza e celebra la prima Messa come pro ‘Rettore’. La presenza di una grande folla di pellegrini, suscita inquestudine al Cardinal Vicario Pompili.

Don Umberto viene rimproverato di eccessivo protagonismo per la pubblicità data alla circostanza e, minacciato di essere subito rimosso dall’incarico(!), vive mesi di solitudine. Il 25 marzo 1931, in gran segreto, gli viene conferita la nomina a pro-Rettore e il 28 marzo 1931 dorme per la prima volta al Divino Amore. Il 6 aprile successivo (Lunedì dell’Angelo) svolge una solenne processione eucaristica con un nutrito concorso di pellegrini.

Nel 1929 aveva conosciuto don Luigi Orione. I preziosi consigli di questo santo uomo hanno guidato don Umberto nel dedicarsi totalmente al santuario rinunciando alla prospettata carriera diplomatica vaticana.
Nella solitudine e nella preghiera davanti all’icona della Madre del Divino Amore ha maturato la sua vocazione di ‘apostolo’ (“figlio”) della Madonna’. Ha chiesto e ottenuto la collaborazione di alcune ragazze dell’Azione Cattolica della Parrocchia Sant’Eusebio (dove era stato vice parroco per cinque anni) per assistere i pellegrini e svolgere ogni servizio logistico al santuario. Davanti alla mole di lavoro per l’affluenza sempre più numerosa dei pellegrini ha cercato collaborazione presso Vescovi amici trovando qualche Sacerdote disponibile. Passava molto tempo di notte e di giorno davanti all’immagine della Madonna che vedeva dal finestrino della sua camera ubicata sopra la sacrestia. Ha annotato puntualmente nei quaderni il diario del suo cammino percependo l’ispirazione di avere in futuro intorno a sé tante anime come “corona d’amore” alla Vergine Santa. Chiede consiglio a don Orione, Padre Pio e don Giovanni Calabria ricevendo più volte l’incoraggiamento a fondare le Suore e i Sacerdoti definiti “Figlie” e “Figli” della Madonna del Divino Amore. Comincia a guidare spiritualmente un primo gruppo di ragazze infervorandole ad imitare la Vergine Maria che aveva detto “Eccomi”, rassicurata dall’Angelo Gabriele: “lo Spirito Santo ti coprirà della Sua ombra, tu sarai la Madre dell’Emmanuele”.

In pochi mesi ha preso contatto con molte parrocchie della città di Roma e dei Castelli Romani andando a predicare il calore del Divino Amore e far conoscere e amare la Madonna sotto il titolo del Divino Amore, sposa dello Spirito Santo. Da queste predicazioni è cresciuta la devozione popolare alla Madonna concretizzatasi con pellegrinaggi anche a piedi verso il santuario; sono state istituite le ‘feste patronali’ in onore della Madonna del Divino Amore lasciando come segno di devozione le ‘edicole’ con l’immagine della Madonna del Divino Amore in molte zone della città di Roma e nei paesi del Lazio e non solo. Per ogni iniziativa ha coinvolto i Superiori nella persona del Cardinal Vicario del tempo volendo che le opere sorte intorno al Santuario trovassero la sua approvazione e il suo mandato in quanto Vicario del Papa per la Diocesi di Roma. Ha avuto molte difficoltà, incomprensioni, ostacoli ma è stato sostenuto sempre dall’incoraggiamento rassicurante dei tre ‘Santi’ chiamati simpaticamente ‘compari’ dal Cardinal Marchetti Selvaggiani. Dopo tante sofferenze, finalmente il 25 marzo 1942 viene riconosciuto l’Istituto diocesano delle Figlie della Madonna del Divino Amore con la prima professione religiosa.

Con l’aiuto materiale delle ‘Figlie’, don Umberto accoglie i primi ragazzi dell’agro romano avviandoli allo studio presso il santuario e al servizio liturgico. Sono stati assistiti con spirito materno dalle Suore Figlie della Madonna con la loro preziosa testimonianza e sostegno formativo. I primi ‘Piccoli Figli’ arrivarono negli anni ‘40 del secolo scorso e in breve tempo aumentarono di numero sentendosi membri della grande “Famiglia dell’OPERA della MADONNA del DIVINO AMORE”. Si concretizzava così la profezia dei Consiglieri Spirituali e si costituì la ‘scuola apostolica’ dei “Piccoli Figli”.

Poiché ormai i ragazzi erano tanti, don Umberto trovò ospitalità per i più grandi presso il seminario dei Padri Benedettini a Subiaco. Nel 1952 fu realizzata presso il Santuario la costruzione di un moderno prefabbricato in legno (attuale Casa per gli Anziani) che ospitava più di 80 ‘seminaristi’ dalla scuola media alla filosofia e teologia. Per l’anno scolastico 1954-55 i giovani dal liceo in su furono accolti amorevolmente al seminario di Senigallia dove era rettore Don Macario Tinti, amico e coetaneo di don Umberto. I ‘seminaristi’ del ginnasio fummo inviati al Seminario Romano Minore e i ragazzi della scuola media rimasero presso il santuario studiando e assicurando il servizio liturgico quotidiano. Dopo tante vicende, tra dubbi, curiosità, prevenzioni su quanto don Umberto stava realizzando al Divino Amore, il ‘seminario’ presso il santuario era una realtà tacitamente riconosciuta dalle autorità ecclesiastiche nella persona del Cardinale Luigi Traglia che conosceva molto bene don Umberto, ne apprezzava lo zelo per la chiesa di Roma e lui stesso dal 1966 volle presiedere le ordinazioni sacerdotali celebrate nel santuario del Divino Amore.

Nei primi mesi del 1962, con la consulenza del giurista Padre Lazzaro, cappuccino, furono approntati i Primi Statuti della Pia Unione “Figli della Madonna del Divino Amore” riconosciuti presso la diocesi di Fabriano dal Vescovo Mons. Macario Tinti. Il 25 marzo 1962, i primi 12 siamo stati ammessi ufficialmente in modo stabile “nell’Opera della Madonna del Divino Amore” emettendo a Fabriano nelle mani del Vescovo la “Prima Oblazione” come “Figli della Madonna del Divino Amore” di Roma. Lascio immaginare la commovente contentezza delle sorelle Figlie e soprattutto del Padre don Umberto perché, dopo 32 anni dal suo arrivo al Divino Amore, vedeva realizzato ciò che aveva sognato da solo già nel 1930 e ciò che don Orione, Padre Pio e don Calabria avevano profetizzato più volte in luoghi diversi e circostanze indipendenti.

PUNTI FERMI:
Lo squallore, il degrado scandaloso in cui versava la chiesetta di Castel di Leva per quanto avveniva nel cortile antistante la chiesa (osteria, numerose bancarelle dove si vendeva di tutto, dalle ‘figurine’ della Madonna alla porchetta e quant’altro…etc) hanno fatto piangere don Umberto quando venne in visita nel luglio 1930, nel vedere la Madonna del Divino Amore, ‘abbandonata’ e il luogo sacro ‘profanato’. Fece voto: “Madonna del Divino Amore, se i Superiori mi mandano, dedicherò tutto me stesso per farti compagnia e avere tanti ‘figli devoti’. L’ispirazione don Umberto l’ha avuta dall’Annunciazione:

-l’annuncio dell’Angelo Gabriele: “Ave Mariapiena di grazia…concepirai, sarai madre del Salvatore…”

-lo stupore di Maria: “come avverrà questo?…”

-“lo Spirito Santo…ti coprirà della sua ombra”

Eccomi: “fiat voluntas tua…”

LO ZELO APOSTOLICO di DON UMBERTO TERENZI
La ‘chiamata’ (vocazione) è un “dono alla persona per una causa più grande”  Chiamati dal Signore, dal momento che si varca la porta di Casa Madonna, siamo tutti impegnati ugualmente a sentirci Figlie della Madonna…vocazione specialissima di voler amare la Madonna e con la volontà di farla amare” – …“quando ho preso un impegno io non posso fare a meno di mantenerlo…” (LC, med. alle Figlie, 24 mar 1950).

… ”alla base di ogni nostro atto di amore, della nostra consacrazione a Dio, dev’esserci la profonda, sincera, totale persuasione che è Lui che ha fatto a noi una grazia. Non siamo noi, figlie mie, che diamo qualche cosa al Signore: è Lui che ha dato a noi tanto. Questo ‘tanto’ si chiama ‘vocazione’, e non una grazia soltanto, è un complesso di grazie di cui dobbiamo essere grati a Dio e di cui siamo responsabili verso Dio e verso gli uomini, cioè verso l’Opera che ci ha accolto” (MT 2455 del 24 marzo 1953).

«Abbiamo sempre presente ciò che Gesù ha voluto dire agli apostoli: ‘qualunque cosa facciate ricordatevi di essere dei servi inutili’, buoni a niente per quanto riguarda la vostra persona e la vostra opera. Siete strumenti miei: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (MT 2455 del 24 marzo 1953).

Famiglia: il Padre don Umberto ha sempre parlato di “Opera della Madonna del Divino Amore” come una famiglia di “Figli” e “Figlie”, nella reciproca indipendenza ma in fraterna collaborazione, con spirito di famiglia per rendere il Santuario, Casa della Madonna, la casa di tutti i suoi figli.

Da una meditazione terenziana: (MT 262 del 30 ottobre 1957): [7.] Ci tengo a concludere questa bella giornata del mio cinquantasettesimo compleanno, ribadendo proprio questo principio, questo spirito, compatto, unitario, amorevole di famiglia. Tra Figli e Figlie (e fra di loro), non c’è nessuna differenza, né prelazione, né avanzamento, né preferenza, (ma) c’è l’unico interesse comune.

1°: di impregnarsi dello spirito di questa famiglia della Madonna;

2°: di sviluppare le opere che il Cuore Immacolato materno di Maria, può averci affidato, ci affida e ci affiderà in futuro. Essere compatti: qui non esiste l’individuo ma la  famiglia della Madonna del Divino Amore.

[…]

[9.] E’ l’Opera della Madonna che va avanti, non questo o quell’individuo, non è questa o quell’altra attività, né è questo o quell’altro ufficio: ciascuno (di noi) forma una parte essenziale dell’Opera stessa, dovunque siamo e qualunque cosa facciamo”.

Appartenenza: il Padre ha sempre ricordato che essere nell’Opera è una chiamata della Madonna del Divino Amore e una grande grazia ricevuta dal Signore. Esige e vincola la volontà del chiamato ad appartenervi, come risposta personale, permanente e definitiva, “costi quel che costi”.

Comunità: il Padre, su suggerimento di don Orione e Padre Pio, ha dato vita a una “Comunità Sacerdotale” cioè Sacerdoti diocesani, ma di ‘vita comune’ che, pur non essendo ‘religiosi’ in senso stretto, vivessero “more religiosorum”: vita comune nella preghiera, nella condivisione dei beni e nelle esperienze pastorali in totale obbedienza “ai cenni del Vescovo, pronti a: tutto, subito, sempre, volentieri

Oblato: è colui che si offre, si mette a disposizione dell’Opera accettando liberamente le finalità dell’Opera stessa delineata negli Statuti che rispecchiano quello che il Fondatore ha inteso realizzare: primariamente la cura pastorale del Santuario romano della Madonna del  Divino Amore con lo stile dell’accoglienza dei pellegrini per ogni loro necessità. Ogni anno l’oblato presenta domanda scritta per rimotivare, l’Oblazione (‘offerta’ di sé), nella festa dell’Annunciazione.

lo spirito mariano (voto di amore) l’Oblato non si limita a ‘parlare’ di Maria ma ne assume lo stile prendendo come modello l’Apostolo Giovanni;

lo zelo per il Santuario del Divino Amore responsabilmente guidato, secondo l’impostazione e la testimonianza del Fondatore;

la disponibilità incondizionata nell’attuare il bene dell’Opera;

– lavorare “in solidum (“quando sarò morto io, voi dovete continuare l’Opera che la  Madonna mi ha ispirato per il Suo Divino Amore”);

la vita comunitaria (non battitori liberi) nell’apostolato e in ogni attività l’Oblato non agisce “da solo” o a nome proprio, ma sempre a nome dell’Opera;

-secondo le richieste dei Superiori, l’Oblato si adopera a realizzare le opere del Vescovo (“come lance spezzate, ai cenni…, pronti a tutto”); ad essere di aiuto al Vescovo per qualsiasi servizio e non a creargli difficoltà.

Spigolature tratte dal magistero di Papa Leone nel discorso al Clero di Roma, 12 giugno 2025:

«La Diocesi di Roma presiede nella Carità e nella comunione, e può compiere questa missione grazie ad ognuno di voi, nel vincolo di grazia con il Vescovo e nella feconda corresponsabilità con tutto il popolo di Dio».

«La prima nota che mi sta particolarmente a cuore, è quella dell’unità e comunione. Nella preghiera detta “sacerdotale”, come sappiamo, Gesù ha chiesto al Padre che i suoi siano una cosa sola (Gv. 17,20.23) […] La comunione va tradotta anche nell‘impegno di questa Diocesi; … A tutti chiedo di porre attenzione al cammino pastorale di questa Chiesa che è locale ma, a motivo di chi la guida, è anche universale. Camminare insieme è sempre garanzia di fedeltà al Vangelo; insieme e in armonia, cercando di arricchire la Chiesa con il proprio carisma ma avendo sempre a cuore l’essere l’unico corpo di cui Cristo è il Capo».

«La seconda nota che desidero consegnarvi è quella dell’esemplarità. In occasione delle ordinazioni sacerdotali dello scorso 31 maggio, nell’omelia ho richiamato l’importanza della trasparenza della vita…Ve lo chiedo con il cuore di padre e pastore: impegniamoci tutti ad essere sacerdoti credibili ed esemplari… abbiamo ricevuto una grazia straordinaria, ci è stato affidato un tesoro prezioso di cui siamo ministri, servitori. E al servo è richiesta la fedeltà…»

Lasciatevi ancora attrarre dalla chiamata del maestro, per sentire e vivere l’amore della prima ora, quello che vi ha spinto a fare scelte forti e rinunce coraggiose. Se insieme proveremo ad essere esemplari dentro una vita umile, allora potremo esprimere la forza rinnovatrice del Vangelo per ogni uomo e per ogni donna”.

-“Un’ultima nota che desidero consegnarvi è quella dello sguardo alle sfide del nostro tempo in chiave profetica. Siamo preoccupati e addolorati per tutto quello che succede ogni giorno nel mondo…e nella nostra città di Roma, segnata da molteplici forme di povertà e da gravi emergenze come quella abitativa…Non scappiamo di fronte ad esse! L’impegno pastorale, come quello dello studio, diventino per tutti una scuola per imparare a costruire il Regno di Dio, nell’oggi di una storia complessa e stimolante.”

“Affidiamo al Signore la nostra vita sacerdotale e chiediamogli di crescere nell’unità, nell’esemplarità e nell’impegno profetico per servire il nostro tempo“

“Ci accompagni l’accorato appello di Sant’Agostino che disse: <Amate questa Chiesa, restate in questa Chiesa, siate questa Chiesa”.

CONCLUSIONE PRATICA
Noi Oblati siamo tutti sacerdoti (cioè ‘pastori’-‘apostoli’) da più o meno anni. Quanto esposto, […] l’ho concepito come un atto dovuto di responsabilità essendo l’Oblato più anziano vivente e che da ragazzo ha conosciuto don Umberto; ha avuto la grazia di toccare con mano la sua totale fiducia e fedeltà, ripagata sempre fino al momento della sua morte, quando lucidamente mi ha chiamato al telefono dicendomi di venire a Roma con urgenza e mi ha permesso di raccogliere dalla sua voce l’eredità spirituale, come esposto all’inizio di questa relazione.

In questa sede assembleare, legittimata dalla fiducia degli attuali Superiori, occasione di nuova speranza, è necessario che tutti i presenti raccontino la propria esperienza di ‘apostolato’ vissuto come Oblati Figli della Madonna del Divino Amore.

Stiamo vivendo una fase nuova (profetica?) della nostra ‘famiglia’ in condizioni impensabili 50/60 anni fa.

Io ho fatto la mia parte e credo che questa possa essere l’ultima assemblea per me.

Per una ‘ripartenza’, è indispensabile studiare, nutrirsi in modo permanente degli scritti del Fondatore.

Duc in altum!

Ave Maria e… coraggio! (don Umberto)   

Ave Maria e… avanti! (don Orione)

Relazione di Don Michele Pepe, Assemblea Generale Oblati FMDA, giugno 2025

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