Search

Omelia S.E. Mons Renato Tarantelli -Vicegerente 1° luglio 2025

In occasione della Celebrazione Eucaristica per l’elezione del Presidente e del Consiglio Direttivo degli Oblati Figli della Madonna del Divino Amore

 

Davvero ringrazio il Signore perché è la prima volta che celebro qui nel Santuario Antico, da Vescovo, da sacerdote ho concelebrato un paio di volte, è davvero una grande gioia, soprattutto in questo giorno importante per questa comunità degli Oblati perché vivrete questo momento della elezione. Un momento che non è il culmine semplicemente di un periodo, ma è l’inizio di un futuro. Ed è proprio questa la parola che abbiamo ascoltato, partiamo da Genesi, perché mi ha sempre colpito questo passaggio, sappiamo che è una caratteristica molto importante, il fatto che il Signore dice a Lot di non guardare indietro mentre va via da Sodoma. Quando viviamo turbolenze nella vita, quando viviamo in contesti che si traducono a volte in ingiustizia, in perversione, accade questo, che anche se fuggiamo, anche se cerchiamo di allontanarci abbiamo un istinto di continuare a guardare, a guardare indietro e non solo diventa difficile non guardare, ma la storia che abbiamo ascoltato ci fa ricordare anche un’altra cosa, che in tutti i momenti di turbolenza,  e mi ricollego con il Vangelo di oggi, dobbiamo avere la capacità di non perdere quella pace del cuore e anche di non perdere quella rettitudine in mezzo a un mondo di ingiusti. Basta che noi manteniamo dritta la barra del timone e seguiamo la via del Signore e il mondo anche cambia, basta uno di noi che continua con perseveranza nella preghiera e nella vita di fede e nel testimoniare. Testimoniare cosa? In particolare uno dei passaggi delle Letture che abbiamo ascoltato, e qui passiamo al Vangelo, a cui ci possiamo aggrappare, nei momenti di difficoltà, così come su quella barca, in quella tempesta, invece di aver paura, il Signore ci ricorda “Non abbiate paura” e “Perché avete paura? Perché non avete fede” ma in che cosa in particolare? Il Signore è Provvidenza, quindi arriva a salvarci quando è necessario e in genere sempre quando meno ce lo aspettiamo. Quindi non aver paura non vuol dire, non si deve avere questo sentimento in assoluto, ma se ci arriva, se ci attacca questa tentazione dello sconforto, della tristezza, che sono tutti sentimenti, che gravitano intorno all’emozione della paura, se li abbiamo non dobbiamo perdere la speranza e dobbiamo essere convinti che la Provvidenza opera sempre nella provvisorietà l’etimo di queste due parole ha una certa assonanza. La Provvidenza opera quando tutto è perduto, Dio interviene sempre all’ultimo momento affinché noi capiamo che non dipende dalla nostra bravura, dalla nostra capacità, da noi piccoli uomini, ma è opera Sua e per dimostrarcelo lascia che noi arriviamo al punto di rottura, al punto in cui veramente pensiamo che tutto sia perduto e in quel momento Lui interviene. “Sul monte Dio interviene”.

Non guardare indietro vuol dire iniziare a leggere la propria storia con speranza guardando in avanti al futuro, c’è un passo della Scrittura quando Gesù dice che “Chi mette mano all’aratro e si volta indietro non è degno di seguirlo”, ma mi ha sempre fatto immaginare questa scena, che chi mette mano all’aratro e guarda indietro, in realtà non è semplicemente un tornare indietro, ma è camminare guardando dalla parte opposta. Vuol dire rischiare di cadere, vuol dire sbagliare la strada facilmente, è uno sciocco uno che cammina con la testa rivolta dalla parte opposta rispetto a dove sta camminando. Rischia anche di perdere la prospettiva di non vedere dove sta andando ma, anche di non riuscirci ad arrivare mai. Ecco non guardare indietro vuol dire anche quello stare sulla barca e non fermarsi alla tempesta, che tanto passerà, ogni tempesta nella vita passa. È vero che questa discussione è bella che ci fa gridare al Signore: “Salvaci, salvaci!” Il Signore ci salva e noi riconosciamo che siamo “sempre perduti”, però questa è una grazia, come dicevo già l’altra volta, vale per tutta la nostra vita sacerdotale, siamo “sempre perduti” ed è una grazia perché sentirsi perduti, riconoscere di “essere perduti”, ci fa accogliere la grazia, ci fa accogliere la venuta del Signore e la salvezza che viene da Lui e solo da Lui. Nessuno di noi è in grado di salvare sé stesso e tanto meno gli altri però diventiamo cooperatori di questa salvezza nel momento in cui come Lot, come tanti nella storia, non solo biblica, ma nella storia della Chiesa si sono messi a servizio con quell’obbedienza silenziosa, come anche voi avete dimostrato, l’ho detto più volte, con questa attenzione ad andare avanti con speranza, fiducia, nella Provvidenza di Dio.

     Mettiamo sotto lo sguardo di Maria, Madre della Chiesa, quello che vivrete oggi, perché mi sembrava esagerata un’espressione che ho ricevuto dentro un invito di alcune suore, che mi chiedevano di andare ad avviare il Capitolo, che dicevano questo Capitolo sì è importante per noi, ma è importante anche per tutta la Chiesa. Ma, dicevo, è una piccola comunità, poi meditavo e dicevo no è proprio così, è importante per tutta la Chiesa, per voi quello che vivrete oggi è importante per la Chiesa di Roma ed è importante per tutta la Chiesa e poi in ultimo è importante anche per voi.

Però noi operiamo per il bene della Chiesa e per la volontà di Dio. L’effetto benefico è la grazia che scende su di noi, nelle nostre Comunità, nelle nostre vite personali, nelle nostre vite sacerdotali, in particolare.

   Quindi mettiamo nelle mani di Maria, Madre della Chiesa, Maria Madre della Provvidenza, questo giorno e le scelte che il Signore vi ispirerà.

Sia lodato Gesù Cristo!

Picture of admin
admin

Invia un commento